venerdì, febbraio 10, 2006

Lacrime sacre di Massimo Gramellini

Mi permetto di riportare l'articolo di Massimo Gramellini (giornalista de La Stampa) apparso sul quotidiano questa mattina.
Ho deciso di riportarlo perchè Gramellini ha davvero toccato il segno della nostra torinesità, io ho provato quella sensazione da lui descritta.


"Lacrime sacre

Passa la fiaccola e la gente piange. Piange chi la porta e chi la guarda, il manager cinico e l’algida signora. Piangono soprattutto gli adulti. I bambini fanno «oh», ma nel senso di «oh papà, sei matto: perché piangi?» e non è che sia sempre così semplice rispondere. Non basta la solita sfilza di parolone in rima con «one»: l’emozione, la confusione, la sensazione di essere al centro dell’azione. E non puoi neanche rifugiarti nei precedenti: al passaggio della torcia in Australia gli spettatori urlavano. Ad Atene cantavano. A Torino il copione dei luoghi comuni avrebbe preteso che tossicchiassero composti, mormorando al massimo qualche «oh basta là».

Invece i torinesi piangono. Assiepati a decine di migliaia sui bordi della strada, commossi e felicemente ignari delle elucubrazioni mentali dei «no global». Piangono senza scrosci da scena madre, ma con sobria lentezza sabauda. Perdono acqua dagli occhi come rubinetti chiusi male o forse riaperti a fatica dopo un lungo congelamento. La visione ravvicinata del fuoco di Olimpia rievoca il ricordo della forza creatrice. E’ un richiamo atavico che smuove le coscienze e fa vibrare i cuori ovunque, ma evidententemente risuona più forte qui, al cospetto di un popolo abituato a comprimere le passioni dentro un abito dimesso e, lo ha scritto Gabriele Romagnoli su Vanity Fair, «a considerare la felicità un lusso un po’ cafone». Davanti alla fiaccola il torinese si scopre felice di essere felice. Ed è tale la sorpresa che gli viene da piangere. "

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