venerdì, febbraio 19, 2010

siamo quello che appariamo


Guardare il volto di una xsona, meglio se sconosciuta, x scoprire la sua costituzione, il suo passato, presente, futuro. Sono i tratti del volto che parlano, loro non possono celare, mistificare ció che rappresentano.
Sono le rughe, le pieghe, le flessioni, che ti raccontano di se, il profilo ne manifesta una parte, ma se ad esempio
pensiamo a quelle rughe che partono dalle estremitá delle narici e scendono perimetrando il labbro superiore verso le pieghe laterali della bocca facendola apparire un accento circonflesso é li che scopriamo la natura a tratti dura di quella persona che si é posta di fronte a noi; gli occhi poi rafforzano l'indicazione che diventa anche di malinconia di ostile accettazione degli altri.
É un'espressione di sufficenza che si palesa da un viso come questo; mi chiedo quante occasioni di felicitá ha perso quel viso quella persona che vi stá dietro a quel viso; si puó cambiare la propria costituzione?
No é genetica é molto di piú dell'educazione, dell'esperienza, nasci cosí, sei concepito cosí e il tuo viaggio é quello, con quel bagaglio e nonostante gli sforzi non puoi celarlo xché é lí davanti a tutti, davanti a coloro a cui ti rivolgi, é la tac di TE e non serve essere un radiologo per comprenderla, occorre solo un pò di sensibilitá e profonditá, capacitá di guardare oltre al veduto.


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